Beatificazione e grazie ricevute

 

   Papa Luciani, come ben sappiamo coloro che abbiamo seguito il suo percorso per la vita, si è distinto per la sua umiltà. Riferendosi alla sua salita alla Catedra di San Pietro, disse di non aver fatto niente per arrivare lì. Lui non, ma  altri l'hanno fatto per lui : il frate cappuccino di cui gli è nata la vocazione sacerdotale; i coniugi Piperno che l'hanno aiutato economicamente quando era seminarista; coloro che sono stati vescovi della diocesi di Belluno-Feltre, mons. Bortignon a mons. Muccin, che hanno aprezzato le sue doti di pietà, fedeltà, capacità pastorale, la sua saggezza, intelligenza, da renderlo capace di guidare  una diocesi; Giovanni XXIII, quando era Patriarca di Venezia, l'ha scoperto in  una visita a Belluno, poi, lui stesso, lo aveva consacrato vescovo; Paolo VI, che l'aveva nominato Patriarca di Venezia, gli aveva messo la famosa stola sulle spalle e lo creò cardinale. Lo Spirito Santo ha fatto il resto ... 

A man mano che Albino Luciani guadagnava posizioni nel ordine temporale, senza dubbio, saliva pure gli scalini della santità ...

Esistono testimonianze di molte persone che hanno ricevuto grazie e miracoli ottenuti per la sua intercessione.

 

 

   L'annuncio tanto atteso è finalmente arrivato: Lunedì 26 agosto 2002. Chiesa parrocchiale di Canale d'Agordo. Santa Messa in ricordo del XXIV anniversario dell'elezione al Soglio Pontificio di Giovanni paolo I presieduta dal vescovo di Belluno-Feltre, Mons. Vincenzo Savio. Al termine della Santa Messa è stata letta una dichiarazione del vescovo in cui, tra l'altro annuncia che sarà nominato un Postulatore al quale sarà affiancato un sacerdote della diocesi per iniziare la "ricerca preliminare necessaria a raccogliere le informazioni relative alla vita e all'opera di Papa Luciani, premessa questa, indispensabile ad ogni richiesta di istruire una causa di canonizzazione".

 

COMUNICATO DI S.E. MONS. VINCENZO SAVIO, VESCOVO DI BELLUNO-FELTRE RIGUARDO ALLE RICHIESTE DI INTRODURRE LA CAUSA DI CANONIZZAZIONE PER GIOVANNI PAOLO I (PAPA LUCIANI)

 
Canale d'Agordo, 26 agosto 2002

Dal 1978, anno della morte di Sua Santità Giovanni Paolo I, ad oggi, sono state raccolte un numero considerevole di richieste da parte di laici, religiosi, sacerdoti e vescovi, di introdurre la causa di canonizzazione di Papa Luciani.Attento a queste domande, il Vescovo, mons. Savio, lo scorso anno ha dato incarico ad una commissione di sacerdoti di procedere ad un’attenta analisi della situazione al fine di poter dare una risposta ai tanti fedeli che chiedono informazioni in merito alla causa.Dato che le norme del Diritto relative alle Cause dei Santi stabiliscono che il Vescovo competente ad istruire la Causa è quello della Diocesi in cui il Servo di Dio è morto, lo stesso mons. Savio e poi la commissione da lui incaricata hanno preso contatto con gli Uffici del Vicariato di Roma preposti per tale compito, con la Congregazione delle Cause dei Santi e la Segreteria di Stato Vaticana. Mons. Savio ha anche sentito il parere dei Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneta e del Consiglio Presbiterale Diocesano. Da parte di tutti è stata attenta e interessata l’accoglienza delle richieste fatte e questo a dimostrazione dell’affetto per Papa Luciani e del comune impegno nel cercare di dare risposta ai fedeli di tutto il mondo che ne richiedono la canonizzazione. Confortato dal sicuro consenso sia dei Vescovi che del clero che ha incontrato, mons. Vescovo comunica che la Diocesi di Belluno-Feltre, Diocesi dove Albino Luciani è nato, cresciuto, è stato ordinato sacerdote ed ha svolto molti anni del suo ministero, ha deciso di promuovere la ricerca preliminare necessaria a raccogliere le informazioni relative alla vita e all’opera di Papa Luciani; premessa, questa, indispensabile ad ogni richiesta di istruire una causa di canonizzazione. Non si tratta, quindi, dell’inizio della Causa Canonica, ma di porre i presupposti per un suo eventuale avvio. A questo scopo mons. Savio incaricherà a breve una persona competente ad assumere l’Ufficio di Postulatore e ne chiederà l’approvazione al Cardinale Vicario di Roma. Al Postulatore, mons. Savio affiancherà anche un Sacerdote della Diocesi di Belluno-Feltre perché lo aiuti nel lavoro di ricerca. Questo sacerdote sarà referente della Diocesi per coloro che desiderano avere o dare informazioni relative alla ricerca preliminare che è stata istruita. Mons. Vescovo desidera invitare tutti i fedeli a seguire e sostenere questo lavoro di ricerca anche perché, qualsiasi sia l’esito, esso sarà comunque un importante contributo alla comprensione di un periodo di storia della Chiesa e della vita di Papa Luciani. Seguendo le indicazione della Pontificia Congregazione per le Cause dei Santi (Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopis faciendis in Causis Sanctorum del 1983), da parte di tutti ci si astenga, sia dentro che fuori della chiesa, da quegli atti (riti liturgici, pubblicazioni, offerta di reliquie, ecc.) che potrebbero indurre i fedeli a ritenere a torto che l’inchiesta sulla vita e le virtù di Giovanni Paolo I, comporti la certezza della futura canonizzazione, o, in qualche modo ne anticipi le conclusioni. Questi atti, pur dettati da sincero desiderio di bene, possono rendere più difficile l’introduzione e il cammino della causa di canonizzazione. Mentre viene data questa comunicazione relativa all’impegno che la Diocesi di Belluno-Feltre si assume oggi, mons. Vescovo ricorda che la Diocesi segue con tanta attenzione e partecipazione le Cause già avviate per 2 Servi di Dio, nati, cresciuti e ordinati sacerdoti nella nostra Diocesi: Padre Felice Cappello, di Canale D’Agordo e Padre Romano Bottegal, di San Donato di Lamon. Questi segni di santità presenti nella nostra terra e anche la ricerca su Papa Luciani che ora ha inizio, siano di stimolo a tutti noi per impegnarci nel vivere e testimoniare la nostra fede.

 

8 GIUGNO 2003

La Congregazione vaticana per le Cause dei Santi ha dato il suo «parere positivo» per dare inizio al proceso canonico sulla santità di Giovanni Paolo I, Albino Luciani.

La notizia è stata resa pubblica domenica 8 giugno 2003, festa della Pentecoste, nel duomo di Belluno da S.E.R. Mons. Vincenzo Savio.

Il postulatore della causa sarà il salesiano don Pasquale Liberatore ed il vicepostulatore, un sacerdote diocesano, Mons. Giorgio Lise, direttore del «Centro Papa Luciani».

 

DOCUMENTI VATICANI EMESSI IL 17 GIUGNO 2003

In seguito alle informazioni ricevute da sua eminenza reverendissima il signor Cardinale di santa romana Chiesa Angelo Sodano, segretario di stato, il sommo pontefice Giovanni Paolo II, attento ai desideri espressi in questo senso da sua eminenza reverendissima il signor Cardinale di santa romana Chiesa Camillo Ruini, suo vicario per la città di Roma, e da sua eccellenza il vescovo di BellunoFeltre, mons. Vincenzo Savio s.d.b., ben volentieri concede che, a livello diocesano, l’indagine circa la vita e le virtù del servo di Dio Giovanni Paolo I (Albino Luciani), sommo pontefice, nonché sulla sua fama di santità, si svolga presso la curia diocesana della diocesi di Belluno Feltre, sebbene il predetto servo di Dio sia passato alla vita eterna nella città di Roma

. Nel prosieguo dell’indagine siano rispettate le vigenti disposizioni del diritto canonico.

Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dato a Roma, dal palazzo di questa medesima congregazione, il 17 giugno 2003.

Card. Giuseppe Saraiva Martins - Prefetto

+ Edward Nowak Vescovo titolare di Luni – Segretario

 

In seguito alle informazioni ricevute da sua eminenza reverendissima il signor Cardinale di santa romana Chiesa Angelo Sodano, segretario di stato, il sommo pontefice Giovanni Paolo II dichiara: da parte della Santa Sede, nessun ostacolo si pone alla possibilità che si proceda, con i passaggi stabiliti, nella causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Giovanni Paolo I (Albino Luciani)

. Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dato a Roma, dal palazzo di questa medesima congregazione, il 17 giugno 2003.

Card. Giuseppe Saraiva Martins - Prefetto

+ Edward Nowak Vescovo titolare di LuniSegretario

 

Riguardanti la causa di beatificazione


In attesa che inizi in Diocesi di BellunoFeltre il processo di beatificazione di Papa Luciani, si rende noto che:

*Postulatore è il reverendo don Pasquale Liberatore (salesiano) , residente a Roma;

*Vice Postulatore e Referente per la Diocesi è il reverendo don Giorgio Lise;

*Attore (promotore) della Causa è il Centro di Spiritualità e Cultura “Papa Luciani” di Santa Giustina.

*Ogni richiesta o notizia riguardante la Causa, come pure testimonianze e segnalazioni di grazie, vanno dirette esclusivamente a questo indirizzo: Centro Papa Luciani, Via Sartena Alta 1, loc. Col Cumano, 32035 Santa Giustina (BL). Indirizzo email del Centro Papa Luciani

 

centro@papaluciani.it

 

*Eventuali offerte possono essere trasmesse allo stesso indirizzo o depositate direttamente in c/c bancario n. 40026096 presso l’Unicredit Banca, Agenzia di Santa Giustina BL, cod. Abi 2008, Cab 61270.

 

 

31 OTTOBRE 2003

 

Muore il postulatore della causa di beatificazione di Papa Luciani, padre Pasquale Liberatore .

In attesa che venga nominato il nuovo postulatore, Mons. Giorgio Lise, vicepostulatore, ha confermato que domenica 23 novembre 2003 nel duomo di Belluno si svolgerà la cerimonia di giuramento del tribunale canonico per così dare inizio ufficiale al processo di beatificazione. Il giorno dopo, lunedì 24, verrà ascoltato il primo testimone della causa.

 

 

STAFF BEATIFICAZIONE

 

Postulatore: -

Vice postulatore: Mons. Giorgio Lise, laureato in Diritto Canonico, avvocato Rotale, giudice del Tribunale Ecclesiastico Triveneto, direttore del Centro “Papa Luciani” di Santa Giustina.

Teologi censori: Mons. Giacomo Mazzorana, laureato in Filosofia e licenziato in Teologia; Mons. Angelo Secolini, laureato in Teologia, Filosofia e Lettere classiche.

Commissione storica: Mons. Ausilio Da Rif, archivista, decano del Capitolo della Cattedrale;

don Claudio Centa, laureando in Storia ecclesiastica; Loris Serafini, laureato in Lingue e Letterature straniere.

 

Cancelliere: don Gianni Trevisan, licenziato in Diritto Canonico, Cancelliere Vescovile, giudice del Tribunale Ecclesiastico Triveneto.

Officiali del Tribunale:

Presidente:  Vescovo di Belluno, Mons. Vincenzo Savio;

Giudice delegato: mons. Attilio Giacobbi, laureato in diritto civile e canonico, avvocato Rotale, giudice del Tribunale Ecclesiastico Triveneto. Promotore di Giustizia: don Aldo Barbon, laureato in Diritto Canonico, arciprete di Pedavena, difensore del Vincolo nel Tribunale Ecclesiastico Triveneto.

Notaio Attuario: Don Diego Bardin, vicerettore del Seminario di Belluno.

Notai aggiunti: don Giulio Giacobbi e don Tarcisio Piccolin.

Notaio cursore: Arduino De Bortoli. (fdm)

 

 

23 NOVEMBRE 2003

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

 

INTRODUZIONE DEL PROCESSO DI CANONIZZAZIONE

 

 

Basilica Cattedrale di Belluno, ore 15. Presieduta dal Vescovo mons. Vincenzo Savio con la partecipazione del Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, card. José Saraiva Martins. Presenti: i famigliari di Papa Luciani con a capo il fratello Edoardo Luciani e la nipote Pia Luciani, il Vescovo di Vittorio Veneto, mons. Alfredo Magarotto, i segretari di Albino Luciani: mons. Mario Senigaglia, don Diego Lorenzi e don Francesco Taffarel; una delegazione del Patriarcato di Venezia.

 

Il card. S. Martins e mons. Savio

 salutano Edoardo Luciani

 

Primo intervento di mons. Savio

 "In questa solennità di Cristo Re dell'Universo, la Basilica cattedrale di Belluno, che condivide con il Duomo di Feltre la visibile maternità di tutte le chiese della Diocesi, rifulge oggi di luce e di presenza del popolo di Dio e, attraverso i mezzi di comunicazione, in qualche modo dilata le sue mura e si apre al mondo.

Nello splendore del popolo e del clero, riunito attorno al Vescovo, alla presenza del Cardinale Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, Sua Eminenza il cardinale José Saraiva Martins, del Vescovo Alfredo, successore di Albino Luciani nella sede episcopale di Vittorio Veneto; della delegazione del Patriarcato di Venezia, alla presenza della famiglia Luciani, e dei rappresentanti del paese natale di Canale d'Agordo, viviamo un momento atteso: insediamo il tribunale. Con questa prima seduta ha inizio il processo diocesano di canonizzazione, prima fase per verificare se il sentire diffuso nel popolo di Dio che chiede che Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, sia proposto alla comunità ecclesiale come testimone di santità sta nella volontà di Dio.

Avvertiamo vicina a noi la presenza di don Pasquale Liberatore che, dopo averci accompagnato in questa fase come postulatore, improvvisamente nelle settimane scorse è morto. Noi lo sentiamo con gioia partecipe a questo appuntamento che aveva con intensità atteso.

Compito proprio, a cui questo tribunale è destinato, è quello di scandagliare l'azione di Dio nella vita di Albino Luciani e la personale risposta di questo servo di Dio, totalmente aperto all'opera della grazia e al servizio dell'umanità. Uno scandaglio che dovrà essere profondo, globale e aperto su tutta la sua esistenza tra noi nelle sue tappe di Belluno, Vittorio Veneto, Venezia e Roma e nei suoi compiti di fedele, prete, vescovo e papa.

Noi ci inoltreremo nel profondo di questa contemplazione dell'azione della Grazia per lasciarci sorprendere dalle meraviglie che essa è capace di compiere in quanti si rendono disponibili alla volontà di Dio.

Là dove il Signore ci chiederà di avanzare, noi ci inoltreremo. Ci fermeremo dove Egli c'inviterà a fermarci. Se quanto Dio vuole che egli sia testimone riconosciuto e proponibile di santità al mondo, noi saremo contenti di servire questa intenzione divina.

Indagheremo con amore e con verità, certi che nella verifica di questo dono di Dio, vivremo doni straordinari per la vita personale e per il mondo. Ne rendiamo grazie a Dio anticipatamente e alla Chiesa che ci ha affidato un compito così importante a cui ci impegneremo a tenere fede e per questa fedeltà chiediamo a voi oggi ,e per tutto il percorso del nostro servizio, la vostra preghiera e la vostra collaborazione".

 

DISCORSO DEL CARDINALE SARAIVA MARTINS

 "Sento come voi l'animo in festa e la grande gioia di essere qui, anche per onorare la Venerabile Chiesa di Belluno-Feltre che gode di significativi candidati all'onore degli altari, insieme al servo di Dio Albino Luciani, forse il più illustre, di cui oggi si apre in Diocesi la causa di beatificazione. Sono già in cammino, infatti, le cause per la beatificazione del servo di Dio Padre Felice Cappello, gesuita, e del servo di Dio Padre Romano Bottegal, trappista, anch'essi figli di questa chiesa bellunese.

Il mio pensiero commosso va, inquesto momento, al caro don Pasquale Liberatore, recentemente passato da questo mondo al Padre, per quanto ha fatto per questa causa, con competenza, rigore e amore alla Chiesa e che, certamente, non andrà perduto. Il Signore lo ricompensi.

In un bel volume, nutrito di aneddoti ed esempi, scritto da don Francesco Taffarel, intitolato "Papa Luciani racconta" sono riportate alcune parole rivolte dal Vescovo ai suoi preti nel 1960, sulla predicazione: "Chi parla, a volte, dà l'mpressione di uno che, imboccando un bambino, pretenda di ingozzarlo con mezza pagnotta alla volta. Non fa così una madre che prepara pezzettini ragionevoli e li condisce con sorrisi e incoraggiamenti".

Parole piene di saggezza che mi piacerebbe praticare in questa solenne occasione, anche se bisognerebbe avere quel carisma della semplicità che faceva arrivare la parola del Luciani diritta al cuore della gente. Sarà sufficiente riprometterci di non perdere lo stimolo che questa circostanza ci offre, al fine di conoscere meglio la stupenda figura di questo uomo di Dio, Albino Luciani, ed approfondirne il messaggio. C'è ancora da scavare molto nel pensiero e nella vita di questo grande pastore, anche perché il suo pensiero, non solo non è mai banale, ma sempre originale ed arguto, sia nel contenuto che nello stile. Sono d'accordo con chi vorrebbe dare ulteriore risalto sul come Luciani abbia accolto la ricchezza del Concilio, con un cammino esemplare, lasciandosi trasformare da esso, anche nello stesso modo di concepire la Chiesa.

Un aspetto interessante, non privo di sorprese, è quello del concetto di santità maturato in Albino Luciani, nonché del relativo modo che aveva di presentare i santi, a volte persino ardito, singolare. Il materiale, a questo proposito, è abondante: omelie, messaggi, articoli, conferenze, citazioni in vari discorsi, tanto che si potrebbe farne uno studio appropriato, se non pubblicare un volume. Prendo solo qualche spizzico, per invogliare, magari, altri all'appassionante compito.

In uno scritto "a ricordo del Beato Leopoldo Mandic", del 30 maggio 1976, testimonia sul suo unico incontro con padre Leopoldo, avvenuto proprio qui a Belluno, quando era giovane sacerdote e si confessò da lui. Commentando la sua proverbiale bontà, scrive: " Quanta misericordia verso i peccatori! Io mi commuovo quando penso che, sì, Paolo VI ha fatto beato padre Leopoldo; però il primo canonizzato, il primo uomo proclamato davanti a tutta la gente santo, è stato un ladrone. Sulla Croce Gesù ha detto: 'Oggi stesso tu sarai con me in Paradiso'. A un ladrone! E quanta bontà, dicevo, verso i peccatori".

Raccontava di aver sostato davanti al Paradiso di Jacobello da Fiore... e di avervi trovato al centro, in alto e in grande, Gesù che incorona sua Madre e poi, sotto ed in piccolo, i numerosissimi angeli e santi. E concludeva: "Bisogna incominciare da Gesù: non si capiscono i santi senza Gesù; essi sono in piccolo ciò che Lui è stato in grande; senza il suo esempio e il suo continuo aiuto, essi non sarebbero quello che sono: hanno lavorato e sofferto molto; perché? Perché si sentivano amati da Gesù, l'hanno amato e hanno creduto che la forza di Lui sostenesse la loro debolezza".

A Luciani, fin da quando era il giovane don Albino e faceva il semplice catechista ai ragazzi della parrocchia o della scuola, piaceva paragonare l'amore a una specie di viaggio. Lui stesso lo confiderà nella memorabile Udienza generale che come Giovanni Paolo I, diede ai fedeli sulla carità. E nelle sue catechesi giovanili già diceva: "Quando si dice: Ama il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze, si dice: devi assolutamente sforzarti di essere santo. Qui c'è un totalitarismo: lo dice tante volte quell'ex toto, ex tota, che evidentemente il Signore ci vuole totalitari nella via della santità. Ma non occorre che tu faccia cose straordinarie. Fa le cose che fanno tutti. Soltanto cerca di farle santamente... Santità di piccolo cabotaggio... Come le colombe, che fanno un saltello da qui a lì, da un comignolo all'altro... qualcuno sarà anche aquila, ma noi accontentiamoci di essere colombe".

Il cardinale ha anche raccontato che dopo la morte di Paolo VI, Luciani era andato a visitare la salma. Aveva fatto la fila tra migliaia di persone. In un certo momento aveva pensato di non arrivarci. E' stato riconosciuto una volta davanti alla salma, allora lo portarono in disparte e gli offirono un inginocchiatoio. Questo mette in evidenza "lo stampo dell’umile patriarca di Venezia, che viene dal popolo e con il popolo ama stare, senza proclami, senza mettere manifesti, nel silenzio”.

Quanta umanità, anzi bisogna dire pienezza di umanità in questa visione che don Albino aveva del santo e della santità, umanità elevata, perfezionata dalla grazia e dai doni dello Spirito. Grazia che, però non distrugge la natura, ma la perfeziona:  "gratia non tollit naturam sed perfecit".

In una lettera, forse meno nota ai più, datata 10 agosto 1978, scritta da Roma poco prima che iniziasse il Conclave che doveva eleggere il successore di Paolo VI, il Patriarca di Venezia Cardinale Albino Luciani, scrive con affetto ai suoi seminaristi di Venezia. È davvero un documento d'eccezione. In esso si dilunga a raccontare come Roma vive quel momento storico particolare e commenta, tra l'altro: "Qui, Roma, al momento è ancora tutta piena di Paolo VI". Come un padre con i suoi figli, si lascia andare alla confidenza e dice di essere andato anche lui a rendere omaggio alla salma del Pontefice defunto. Significativo di uno stile di vita che l'accompagna da sempre, è il come l'ha fatto. Infatti ci va confuso fra le migliaia di persone, incolonnato a lungo tra la gente che avanza lentamente dalla piazza verso la Basilica di San Pietro, tanto che a un certo punto crede di non farcela ad arrivare in fondo. Lo riconoscono soltanto quando arriva davanti al feretro e, allora, lo portano in disparte, su di un inginocchiatoio apposito a pregare. Se solo si fosse presentato, il servizio d'ordine in pochi secondi l'avrebbe fatto avanzare, senza difficoltà.

Ma questo è lo stampo dell'umile Patriarca di Venezia che viene dal popolo e con il popolo ama stare, senza proclami, senza mettere manifesti, nel silenzio. Ma veniamo alla lettera dove, a un certo punto scrive ai seminaristi: "Anche i giornali sono pieni di Paolo VI. Parlano di lui fanciullo, studente, giovane e operoso sacerdote, diplomatico, tutto dato al servizio della Santa Sede, Arcivescovo di Milano e infine Papa. "Che bella carriera" ha scritto qualcuno. Ma la "carriera" è niente in sé. Più bello, che di lui abbia potuto dire il Cardinale Baggio: "Paolo VI era un santo". Questo sì che conta; non è però la carriera a fare i santi, ma la volontà decisa a corrispondere con perseveranza alla grazia del Signore. È questo che io auguro a ciascuno di voi, qualunque sia la "carriera" che dovrete percorrere nella vita". Sono sottolineature che la dicono lunga e non hanno bisogno di tanti commenti.

All'Angelus del 3 settembre 1978, suscitando ilarità e simpatia, ebbe a dire: "Lassù nel Veneto sentivo dire: Ogni buon ladrone ha la sua devozione. Il Papa ne ha parecchie di devozioni, tra l'altro a san Gregorio Magno (...) A Belluno - disse - il Seminario si chiama Gregoriano in onore di s. Gregorio Magno, io ci ho passato sette anni come studente e venti come insegnante..." e dopo alcuni aspetti sulla vita del santo concluse citando la Regola Pastorale: "Io ho descritto il buon Pastore, ma non lo sono, io ho mostrato la spiaggia, ma personalmente mi trovo ancora nei marosi dei miei difetti, delle mie mancanze e allora, per piacere, ha detto san Gregorio perché non abbia a naufragare, gettatemi una tavola di salvezza con le vostre preghiere" e concludeva: "Non solo il Papa ha bisogno di preghiere, ma tutto il mondo".

Benediciamo il Signore che ci ha concesso di vedere in questo giorno, l'apertura della causa di beatificazione del nostro amatissimo don Albino, e, senza voler interferire né condizionare l'oggettività e serietà del processo di canonizzazione, preghiamo affinché un giorno possiamo invocare, come Beato, questo grande uomo di Chiesa, che da Canale d'Agordo è arrivato alla Cattedra di Pietro, dalla Chiesa locale di Belluno a quella universale come Vescovo di Roma. Allora sarà don Albino, questa volta, a gettarci una tavola di salvezza, e aiutarci a navigare attraverso i flutti della vita.

Sarà l'inchiesta diocesana, che oggi vede la sua sessione inaugurale, istruita qui a Belluno super fama sanctitatis, super vita et virtutibus del servo di Dio Albino Luciani, a mettere in luce il nesso tra pensiero e fatti concreti della sua vita quotidiana, in tutto il suo arco, tra l'ideale e il reale, attraverso i riscontri dei documenti e dei testimoni, escussi anche attraverso i tre processi rogatoriali, ciascuno con un proprio elenco di testi, uno a Vittorio Veneto, uno a Venezia, uno a Roma. A tutti l'augurio di buon lavoro e l'invocazione allo Spirito perché tutto si svolga nella ricerca della maggior gloria di Dio e del bene dei fedeli".

 

********

 

Dopo le parole di mons. Savio e la riflessione del card. Saraiva Martins, si da inizio alla introduzione del processo.

Il Postulatore (n.d.a. in questo caso si tratta del Vice, mons. Giorgio Lise) legge una presentazione della biografia di Papa Luciani e la richiesta d'introdurre il processo. Il Vescovo risponde accogliendola. Quindi indica il suo delegato per raccogliere le testimonianze, chi lo affianca come Promotore di Giustizia e i Notai.

 

BRANI DEL SECONDO intervento di mons. Savio

 Alla richiesta del postulatore di avviare il processo dei beatificazione e canonizzazione, il Vescovo dice che c’è un “sentire diffuso del popolo di Dio che chiede che egli sia proposto come testimone di santità”. Sono infatti decine di migliaia le firme raccolte in questi anni che sottoscrivono la richiesta popolare che Albino Luciani sia proclamato santo.

"Se dopo questa celebrazione qualcuno mi domandasse: 'Perché tanta solennità?', la mia risposta sarebbe: 'Con la presenza di Albino Luciani, la nostra comunità ha goduto di una particolare visita dello Spirito del Signore'. La sua vita in mezzo a noi ha arricchito questa chiesa di doni particolari che hanno segnato la nostra storia locale e l'hanno aiutata ad aprirsi di più alla storia del mondo. E' stata una visita dello Spirito che ci apre verso nuovi e fecondi sentieri di Grazia. Mentre in Papa Luciani ammiriamo lo splendore dell'albero, esso ci obbliga a rivisitare le umili radici di questa santità: esse affondano nella terra di un popolo che ha reso possibile lo splendore svettante dell'albero. L'avventura di santità di Albino sono convinto che ci aiuterà a riscoprire le radici di una santità presente anche nei nostri padri. Ancor più: sento che Papa Luciani ci prenderà per mano e inviterà ciascuno di noi ad inoltrarci con coraggio in quell'itinerario di santità a cui siamo tutti chiamati in Cristo Gesù"(...)

 

 Il card. S. Martins e mons. Giorgio Lise

 I familiari di Papa Luciani

 

 I familiari di Papa Luciani

 

Mons. Savio saluta Edoardo Luciani

Mons. Savio saluta Edoardo Luciani,  

la sorella della moglie Antonietta e Pia Luciani

 

GIURAMENTI

Il cancelliere, con lettura del verbale, invita il giuramento. Prima il Vescovo, poi il Giudice delegato, poi il Promotore di Giustizia, i Notai, il Postulatore (n.d.a. il Vice, mons. Giorgio Lise) giurano di voler adempiere con diligenza il loro incarico. 

 

FORMULE DI GIURAMENTO

Il Vescovo giura con la mano destra sulla croce pettorale.

VESCOVO - Nel nome del Signore, Io Vincenzo Savio, Vescovo di Belluno-Feltre, nel Processo sulla fama di santità, le virtù in specie ed i miracoli in genere del Servo di Dio Giovanni Paolo I (Albino Luciani), Sommo Pontifice, GIURO di compiere il mio incarico senza interessi umani, ma per la sola gloria di Dio, con imparzialità e diligenza, secondo le norme emanate dalla Sede Apostolica, mantenendo il richiesto secreto d'ufficio.

Così Dio mi aiuti!

 

Il Giudice Delegato, il Promotore di Giustizia e i Notai giurano toccando i Vangeli.

 

Giudice Delegato, Promotore di Giustizia e Notai - Nel nome del Signore, Io N.N., (ministero) nel Processo sulla fama di santità, la vita, le virtù in specie ed i miracoli in genere del Servo di Dio Giovanni Paolo I (Albino Luciani), Sommo Pontifice, GIURO di compiere il mio incarico senza interessi umani, ma per la sola gloria di Dio, con imparzialità e diligenza, secondo le norme emanate dalla Sede Apostolica, mantenendo il richiesto secreto d'ufficio.

Così Dio mi aiuti!

 

Il Postulatore giura toccando i Vangeli

 

POSTULATORE - Nel nome del Signore, Io Giorgio Lise, Postulatore legittimamente costituito nel Processo di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo I (Albino Luciani), Sommo Pontifice, GIURO di compiere con rettitudine il mio Ufficio; di non dire o fare nulla che possa, direttamente o indirettamente, alterare la verità e la giustizia o condizionare i Testi; e di mantenere il richiesto segreto d'ufficio.

Così mi aiutino Dio e questi Santi Vangeli!

 

 

 

Il giuramento del Vicepostulatore mons. Lise

 

 

Il 24 novembre 2003 sarà ascoltato il primo teste.

 

 

 

 

31 MARZO 2004

 

Muore il Vescovo di Belluno-Feltre, Mons. Vincenzo Savio.

 

22 MAGGIO 2004

 

Durante il terzo incontro di spiritualità sugli scritti di Giovanni Paolo I al Centro Papa Luciani, Mons. Giorgio Lise ha detto riguardo la causa di beatificazione:

- Il nuovo postulatore è padre Enrico Dal Covolo, salesiano. Manca ancora l'approvazione del futuro Vescovo di Belluno.

- L'anno scorso sono stati esaminati tutti gli scritti già publicati di Papa Luciani e non è stato trovato nulla contro la dottrina e la morale cattoliche. Si devono ancora fare delle ricerche di scritti inediti da esaminare in un futuro.

- Sono già stati interrogati i preti più anziani della Diocesi di Belluno ed il fratello e la sorella di Papa Luciani.

 

10 NOVEMBRE 2006

 

Nella Basilica Cattedrale di Belluno si è chiusa la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Albino Luciani (Giovanni Paolo I).

Sono trascorsi meno di tre anni dalla sua apertura – domenica 23 novembre 2003, solennità di Cristo Re, nello stesso luogo – con la prima sessione del tribunale, allora presieduto dal Vescovo Vincenzo Savio, morto il 31 marzo 2004.

Come tutti gli atti della vita della Chiesa – spiega la diocesi di Belluno-Feltre –, anche questo avvenimento del processo di beatificazione si è inserito in un evento liturgico: la festa del patrono San Martino di Tours, il primo tra i santi venerati nella città di Belluno e nella diocesi. La solenne sessione di chiusura si è svolta durante la celebrazione dei primi Vespri della festa.

L’ultima sessione del tribunale, come la prima, è stata presieduta dal Vescovo diocesano, attualmente monsignor Giuseppe Andrich. Sono intervenuti, tra gli altri, il postulatore della causa, padre Enrico Dal Covolo, ed il vicepostulatore, monsignor Giorgio Lise. Si è riassunta la storia del processo e lette le sue fasi.

 

Mons. Andrich firma gli atti di chiusura



Tutti i plichi che contengono gli atti dell’ascolto dei testimoni – ne sono stati sentiti in tutto 190 –, i documenti inediti riuniti e quanto è stato esaminato dal tribunale in questi quasi tre anni di lavoro sono stati disponibili per i presenti.

In atto pubblico, sono stati chiusi e sigillati con il sigillo episcopale prima di essere inviati alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi, dicastero al quale viene affidato a partire da quel momento l’esame della causa.

 

Gli scattoloni con la documentazione per Roma

 

Il dicastero considererà, tra gli altri, la biografia documentata per decretare l’eroicità delle virtù del Servo di Dio Albino Luciani, un altro passo verso la beatificazione.

Ciò che distingue Papa Luciani “è la figura del buon pastore che dà la sua vita senza risparmio per il gregge che gli è stato affidato”, ha sintetizzato il postulatore della causa sul quotidiano “Avvenire”.

Le pagine dell’edizione del 28 ottobre scorso hanno raccolto l’opinione personale di padre Dal Covolo su Albino Luciani: “Personalmente vedo incarnata in lui la celebre massima di sant'Agostino: ‘È un dovere dell'amore pascere il gregge di Cristo’”.

Per la beatificazione del Servo di Dio è necessaria la constatazione di un miracolo attribuito alla sua intercessione, e già “c'è un caso di guarigione” che potrebbe avere tali caratteristiche, ha affermato il postulatore. La valutazione del miracolo avrà luogo solo dopo che il dicastero per le Cause dei Santi avrà proclamato le virtù eroiche di Albino Luciani.

Il fatto al quale si riferisce il postulatore si è verificato in Puglia: sembra che un uomo sia guarito da un tumore, senza spiegazioni scientifiche possibili, dopo aver chiesto a Dio questa grazia per intercessione del Pontefice scomparso.

Dopo la chiusura della fase diocesana, all’uscita della Cattedrale di Belluno, sono stati distribuiti ai presenti dei santini con la preghiera che il Vescovo locale ha composto per ottenere la beatificazione di Albino Luciani.

I santini hanno anche una piccola reliquia proveniente dalle vesti di Papa Luciani.

 

Il pezzettino di stoffa si trova in basso a sinistra.

Il marchio di autenticità della reliquia si trova in basso a destra.

I santini possono essere richiesti al Centro Papa Luciani: centro@papaluciani.it

 

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L’iter di accertamento di un presunto miracolo nelle cause di canonizzazione

di Stefania Falasca
 

      L’inchiesta diocesana per il presunto miracolo attribuito all’intercessione di Albino Luciani – papa Giovanni Paolo I – si chiuderà entro la fine del mese di ottobre. La sessione di chiusura si svolgerà ad Altamura in provincia di Bari e sarà presieduta da monsignor Mario Paciello, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, diocesi in cui si è verificata la prodigiosa guarigione. Vi parteciperanno i membri del Tribunale ecclesiastico insieme al salesiano don Enrico dal Covolo, postulatore della causa di canonizzazione di Giovanni Paolo I. Alla conclusione del processo diocesano i relativi atti saranno trasferiti a Roma presso la Congregazione delle Cause dei santi, la quale anzitutto è chiamata a dare validità canonica agli atti stessi, riconoscendone il corretto svolgimento. Sulla base di questi atti, riconosciuti e sanciti dal Decretum sulla validità giuridica, si aprirà quindi la seconda e complessa fase romana del processo. Il caso di guarigione di Giuseppe Denora pervenne alla postulazione nel 2003, tra le tante lettere in cui si raccontano le grazie ricevute per intercessione di Giovanni Paolo I. Fu considerato degno di attenzione in quanto presentava elementi validi per poter istruire un processo. Effettuate così le debite indagini preliminari e valutata la documentazione clinica fornita, l’inchiesta sul caso venne aperta il 14 maggio 2007. Ma si dovrà attendere la verifica e la conclusione dell’intero iter processuale per poterlo considerare a tutti gli effetti un miracolo. Solo quando, discusse e vagliate tutte le prove acquisite nell’inchiesta diocesana riguardanti sia il fatto prodigioso in sé stesso, sia l’attribuzione di quel fatto all’intercessione del servo di Dio Albino Luciani, la Congregazione delle Cause dei santi lo avrà accertato e, con un atto giuridico sancito dal Papa, lo riconoscerà definitivamente come vero e proprio miracolo.
      È dunque doveroso ricordare che cosa s’intende per miracolo, chiarire quale importanza riveste nelle cause di canonizzazione e come si svolge l’iter processuale per il suo riconoscimento.
     


     
Che cos’è un miracolo


      Nella Summa theologiae san Tommaso definisce miracolo «ciò che è fatto da Dio fuori dell’ordine della natura». Si considera quindi miracolo un fatto che supera le forze della natura, che può essere operato da Dio per intercessione di un servo di Dio o di un beato. Le modalità di un miracolo vengono così qualificate: il miracolo può superare le capacità della natura o quanto alla sostanza del fatto o quanto al soggetto, o solo quanto al modo di prodursi.
     


      La necessità dei miracoli nelle cause di canonizzazione


      Senza l’approvazione di miracoli accaduti per intercessione di un candidato agli onori degli altari non si può portare a conclusione una canonizzazione. Al riconoscimento di un miracolo è vincolata la beatificazione di un servo di Dio non martire e la canonizzazione di un beato. Attualmente, infatti, per la beatificazione di un servo di Dio non martire la Chiesa chiede un miracolo, per la canonizzazione (anche di un martire) ne chiede un altro. Solo i presunti miracoli attribuiti all’intercessione di un servo di Dio o di un beato post mortem possono essere oggetto di verifica. Nel corso dei secoli la loro verifica e il loro riconoscimento da parte della Chiesa hanno sempre avuto una rilevanza centrale. Fin dai primi secoli, quando i vescovi si trovavano a dover concedere il culto per un non martire, prima di vagliare l’excellentia vitae e delle virtù, consideravano le prove dell’excellentia signorum perché i miracoli, in quanto opera solo di Dio, dono gratuito di Dio, segno certissimo della rivelazione, destinato a suscitare e rafforzare la nostra fede, sono anche una conferma della santità della persona invocata. In una causa di canonizzazione pertanto rappresentano una sanzione divina a un giudizio umano e il loro riconoscimento consente di dare con sicurezza la concessione del culto. Per la verifica dei miracoli viene quindi aperta l’inchiesta, vero e proprio processo, che è condotta separatamente da quella sulle virtù o sul martirio.
     

      Come si svolge l’iter giuridico di accertamento


      L’iter processuale per il riconoscimento di un miracolo avviene secondo le normative stabilite nell’83 dalla costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister. La legislazione stabilisce due momenti procedurali: quello diocesano e quello della Congregazione delle Cause dei santi, detto romano. Il primo si svolge nell’ambito della diocesi dove è accaduto il fatto prodigioso. Il vescovo apre l’istruttoria sul presunto miracolo nella quale vengono raccolte sia le deposizioni dei testi oculari interrogati da un tribunale debitamente costituito, sia la completa documentazione clinica e strumentale inerente al caso. Nel secondo momento, che si apre dopo la chiusura dell’inchiesta diocesana, la Congregazione esamina l’insieme degli atti pervenuti e le eventuali documentazioni suppletive, pronunciando il giudizio di merito.
      Una volta trasmesso alla Congregazione, il materiale raccolto nelle diocesi viene quindi sottoposto agli accertamenti e il suo esame è duplice: medico e teologico. L’esame medico è condotto da una commissione, la Consulta medica, un organo collegiale costituito da cinque specialisti più due periti d’ufficio. Gli specialisti che ne fanno parte variano a seconda dei casi clinici presentati e non è esclusa la richiesta di consulenze o eventuali convocazioni di altri periti e specialisti. Il loro giudizio è di carattere prettamente scientifico, non si pronunciano in merito al miracolo. L’esame e la discussione finale della Consulta medica si concludono stabilendo esattamente la diagnosi della malattia, la prognosi, la terapia e la sua soluzione. La guarigione, per essere ritenuta oggetto di un possibile miracolo, deve essere giudicata dagli specialisti come rapida, completa, duratura e inspiegabile secondo le attuali cognizioni medico-scientifiche. Se nel corso dell’esame si presentano perplessità, la Consulta sospende la valutazione e chiede altre perizie e documentazioni. Solo dopo che la Consulta medica arriva a esprimere a maggioranza o unanimità voto favorevole per la extranaturalità della guarigione l’esame passa alla Consulta dei teologi. I consultori teologi, partendo dalle conclusioni della Consulta medica, sono chiamati a individuare il nesso di causalità tra le preghiere al servo di Dio e la guarigione ed esprimono il parere se il fatto prodigioso è un vero miracolo. Quando anche i teologi hanno espresso e redatto il loro voto, la valutazione viene sottoposta alla Congregazione ordinaria dei vescovi e dei cardinali, i quali discutono tutti gli elementi del miracolo, ciascun componente dà quindi il proprio giudizio da sottoporre all’approvazione del Papa, il quale determina il miracolo; e dispone poi di promulgarne il decreto. Il decreto è perciò l’ultimo atto che chiude il cammino giuridico dell’accertamento di un miracolo. È l’atto giuridico della Congregazione delle Cause dei santi, sancito dal Papa, con cui un fatto prodigioso viene definitivamente riconosciuto come vero e proprio miracolo.

Da 30Giorni, Agosto 2008

 

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La causa del servo di Dio Albino Luciani

di Stefania Falasca

 

      La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo I si è solennemente aperta il 23 novembre 2003 nella Cattedrale di Belluno. L’inchiesta diocesana del processo sulle virtù si è conclusa il 10 novembre 2006. Nel corso dell’inchiesta sono state raccolte tutte le prove testamentali e documentarie. In 203 sessioni sono stati 170 i testimoni escussi nelle sedi episcopali di Belluno, Vittorio Veneto, Venezia e Roma. Il 27 giugno scorso è stato firmato dalla Congregazione delle Cause dei santi il decreto di validità formale degli atti dell’inchiesta diocesana ed è stato nominato relatore della causa il padre Cristoforo Bove. Si è dunque aperta la fase romana della causa. In questa seconda fase, sulla base degli atti riconosciuti e sanciti dal decreto di validità, verrà preparata la Positio super virtutibus che dovrà dimostrare l’eroicità delle virtù, nonché la fama di santità del servo di Dio. Al completamento della Positio seguiranno due livelli di esame, una da parte del Congresso peculiare dei consultori teologi e una da parte della Congregazione ordinaria dei vescovi e cardinali. La promulgazione del decreto sulle virtù costituirà l’atto giuridico conclusivo dell’iter dell’accertamento sulle virtù eroiche.

 

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Grazie, papa Luciani

Un caso di guarigione per l’intercessione di Albino Luciani che sarà sottoposto alla verifica della Congregazione delle Cause dei santi. A ottobre la chiusura dell’inchiesta diocesana

di Stefania Falasca

 

Giuseppe Denora

      Giusto il tempo per un caffè al bar e poi in pescheria per la spesa. Come ogni giorno, adesso che è in pensione. A casa ci arriviamo passando sopra millenni di storia. Strette stradine di pietra bianca che parlano ancora di greci e di mori, del nobile passato d’Altamura fatto d’indipendenza e di fiere battaglie. Ma quella di Giuseppe è un’altra storia, della più ordinaria quotidianità. La casa, la famiglia, i nipoti, la strada del suo tranquillo andare e della quale parla con riserbo, quasi montanaro.
      Giuseppe Denora, sessantenne altamurano, ex commesso di banca, è il beneficiario dell’intercessione di papa Luciani. Sedici anni fa guarì da un tumore maligno allo stomaco. Una guarigione repentina, completa e duratura, tanto che per il suo caso è stata aperta l’inchiesta per l’accertamento del fatto prodigioso che ora dovrà essere studiato dalla Congregazione delle Cause dei santi. Di quel fatto accaduto nel 1992 è la prima volta che parla, solo adesso che il processo avviato dal Tribunale ecclesiastico diocesano di Altamura sta per chiudere ufficialmente i battenti. «Siamo una famiglia come tante», taglia corto mentre apre il portone di casa. «Del papa Luciani ho un ritaglio di giornale con la sua fotografia. Anzi due. Uno è giù in garage… Se ci tiene, glielo mostro». Ed è così che inizia il suo racconto. Senza fronzoli, dal garage di casa. «Ecco vede, è là. C’è anche la data: 1978, 3 settembre 1978. In quei giorni mi trovavo con mia moglie alle terme di Chianciano. La domenica del 3 settembre decidemmo di fare una visita a Roma, così capitammo in piazza San Pietro all’ora dell’Angelus del nuovo Papa. Papa Luciani si affacciò e lo guardammo parlare. Dissi a mia moglie: “Questo qui si vede proprio che è una bella persona”. Mi rimase impresso. Un uomo leale. Di ritorno presi una copia del quotidiano Avvenire con la sua fotografia e me la portai a casa. Ci feci anche la cornice… Quella lì».

- E poi?

 «Beh, morì presto…». Lei, invece, cosa fece negli anni? «Il lavoro, i conti da far quadrare, i tre figli da crescere… sono sposato da trentasette anni e in banca ho lavorato fino al duemila… insomma, le cose e i sacrifici di ogni giorno». E l’altra foto? «No. Quella è di sopra. Venga su. Ecco, vede, è con la mozzetta rossa e la stola, una delle prime foto da papa… non è tra quelle più note e neanche tra quelle più belle. Anche questa qui viene da un ritaglio di giornale. Un pezzetto di giornale piccolo come un biglietto da visita che mi ritrovai non so come sulla scrivania dell’ufficio nel 1990. Chi ce l’avesse messo, come fosse capitato lì non lo so. A quel tempo non si sentiva più parlare di questo Papa. Io me lo presi, ne feci fare un ingrandimento e me lo misi in camera da letto, lì, tra la finestra e l’armadio, che guarda verso il letto dalla mia parte. E lì è rimasto… Non perché abbia qualche mania per le cose religiose».

- Lo ha fatto per un gesto di devozione?

 «L’ho fatto e basta. S’era fatto trovare in modo discreto, come una persona vicina, leale. E anche dopo, quando sono caduto in malattia, a lui, che mi stava lì davanti, guardavo. Ma io devo essere sincero, non l’ho pregato come si fa coi grandi santi, non mi sono rivolto a lui come a un grande santo… No, io ci parlavo da uomo a uomo».

 - Quando ha cominciato a stare male?

 «All’inizio del 1992. Andai dal medico qui ad Altamura. Mi fece fare una gastroscopia. Mi disse: “Qui purtroppo le cose si mettono male, molto male, vada da quest’oncologo all’ospedale di Bari”. L’oncologo mi fece fare un’altra gastroscopia. Stesso referto: “Linfoma gastrico non Hodgkin”. Me ne tornai a casa e iniziai la chemioterapia».

- Non la operarono?

 «No». A quel tempo lei aveva quarantaquattro anni… «Sì, quarantaquattro appena compiuti e mia figlia più piccola ne aveva solo quattro. In due mesi m’ero ridotto a un’ombra. Non mangiavo più, non riuscivo quasi più ad alzarmi dal letto. Stavo steso lì, e davanti a me la foto di quest’uomo. Lo guardavo, lo mettevo a parte delle preoccupazioni e ci parlavo in silenzio, a quel modo che ho detto: “Guardami come sto combinato, a lavorare non posso più… che devo fare? E Cecilia è piccola ancora… i figli hanno bisogno”. “Io sto qui, tu però stai lassù”, gli dicevo altre volte, “tu li conosci bene a quelli lassù, quelli che stanno più in alto di te. Chiedi tu a chi sta più in alto di te che devo fare, se mi aiutano. Se mi possono aiutare. Diglielo tu”. La notte del 27 marzo mi sentivo proprio morire dai dolori. Nello stomaco un falò, tanto mi sentivo bruciare. E mi bruciava dentro anche il dolore di dover lasciare la famiglia. Lo guardai e gli dissi ancora: “Se devo morire adesso chi ci pensa al pane per questi figli…”. La stanza, quella notte, era rischiarata come sempre dai lampioni della strada… me lo vidi ai piedi del letto: un’ombra scura che si avvicinò e mi passò accanto rapida con una mano tesa; una mano, un attimo, e in quell’attimo esatto fu come se quel fuoco che avevo dentro fosse spento dall’acqua. Mi addormentai e al mattino mi risvegliai riposato, rinato. Al risveglio sentii mia moglie che mi chiamava scuotendomi un poco: “Peppe, Peppe hai la febbre?”. Io mi alzai e andai a fare colazione, il giorno seguente tornai al lavoro. Niente, da quel momento più niente, mi sentii subito come mi trovo adesso: in pieno benessere. Ecco come è stato». E rifece subito gli esami clinici? «Sì, visti i referti, i medici scrissero: “Remissione completa”».

- Lei non disse niente del fatto?

 «No. Per quale motivo dovevo andare in giro a dirlo? Vedevano che mi ero ripreso, basta».

- Neanche ai suoi familiari?

 «A mia moglie sì, certo, lei sapeva. Nel mese di giugno, tre mesi più tardi, andai con lei a Roma. Scesi sotto la Basilica di San Pietro e vicino alla tomba del papa Luciani ci misi un bigliettino: “Sono Giuseppe, sono venuto per ringraziare”. E da allora ogni anno così ho fatto. Nel 2003 era il venticinquesimo della sua elezione e una lettera di ringraziamento la mandai anche alla chiesa del suo paese natale. Ma da quella lettera lì poi partì tutto questo iter che mai avrei pensato».

- A Canale d’Agordo ci è andato?

 «Ci sono andato per la prima volta due anni fa, nel 2006. Mi fermai una settimana. E per la prima volta lassù mi è passata tra le mani la vita di quest’uomo che è diventato papa e anche la dignità di questa famiglia nelle prove sofferte per andare avanti… Ho visto la casa dove è nato, ho conosciuto una nipote, il fratello Berto». E il fratello del Papa che cosa le disse? «Mi disse: “Sono contento che stai bene”».
      Senta, io non lo so, non lo so come gliel’ho strappato questo favore. Meriti, certo no. Forse il modo in cui gliel’ho chiesto… non lo so. E anche adesso mi chiedo: perché, perché è venuto fino quaggiù, proprio da me…». Al ritorno verso casa, prima di andare via, entra in una panetteria e riesce con un pacco di tarallucci. «Assaggi quanto sono buoni, sono al vino bianco… se li porti a Roma. Una cosa però le voglio ancora dire: non scriva cose che non ho detto. La gente si sa com’è, si mette in testa chissà che cosa, anche riguardo a noi… gli straordinari invece io li ho fatti, sì, ma solo al lavoro».

Da 30Giorni, Agosto 2008

 

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MIRACOLO AD ALTAMURA, PAPA LUCIANI DIVENTERÀ BEATO?

Scritto da Onofrio Bruno   

sabato 30 maggio 2009

 Dopo oltre un anno e mezzo, si conclude oggi presso la Diocesi di Altamura il processo sulla presunta guarigione miracolosa attribuita all'intercessione del Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani. Se il miracolo sarà riconosciuto, il "papa del sorriso" diventerà beato.

Presso la sede del Tribunale Ecclesiastico della Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti si chiudono gli accertamenti che sono stati avviati dopo la segnalazione del presunto miracolo che ha visto la guarigione da un tumore di un commesso di banca di Altamura, Giuseppe Denora, ora in pensione.

Gli atti della causa, di cui è postulatore il salesiano veneto don Enrico dal Covolo ed è relatore padre Cristoforo Bove, saranno immediatamente trasmessi alla Congregazione delle Cause dei Santi. Ciò significa che l'istruttoria non è ancora chiusa. Inizierà infatti la fase “romana” del processo: prima la Consulta Medica e successivamente la Consulta Teologica saranno chiamate ad esprimere il loro parere definitivo.

I tempi delle procedure per l'accertamento del miracolo sono piuttosto lunghi e camminano parallelamente alla stesura della "Positio super virtutibus" del Servo di Dio Giovanni Paolo I. 
Nella fase diocesana non c'è un giudizio. Sono state raccolte le cartelle cliniche, sono state ascoltate le persone che possono testimoniare ed è stato inoltre raccolto il parere di due oncologi. Solo al Vaticano spetta esprimersi se miracolo è stato. In verità l'anno scorso veniva già dato per certo tanto che alle celebrazioni per il 30esimo anniversario della morte del pontefice bellunese Giuseppe Denora era l'invitato speciale alle commemorazioni, compresa quella di San Pietro in cui il Papa Benedetto XVI ricordò Papa Luciani. I postulatori hanno salutato il miracolo come già accertato. In realtà bisogna ancora attendere.

Il caso di Giuseppe Denora presentato dai postulatori viene ritenuto un miracolo perché l'uomo, oggi sessantenne, è guarito da un linfoma maligno. Durante una crisi notturna per il male pregò davanti ad un ritaglio di giornale raffigurante Papa Luciani. Era già in cura con cicli chemioterapici. Sarebbe stato però il presunto miracolo a guarirlo.

Giovanni Paolo I è stato il 263° papa della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Succeduto il 26 agosto 1978 a Paolo VI, ebbe un pontificato tra i più brevi della storia. Solo 33 giorni dopo l'elezione al soglio di Pietro. Papa Luciani attualmente è "servo di Dio".

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Papa Luciani, la “positio” sarà consegnata in ottobre

Il postulatore della causa di beatificazione, monsignor Enrico Dal Covolo lo ha annunciato ieri. Il passo successivo sarà il titolo di “venerabile”

AGORDO. «Il 17 ottobre, nel centenario della nascita di Albino Luciani, assieme alla collaboratrice Stefania Falasca, consegnerò ufficialmente al cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione per la causa dei Santi, la “positio” relativa al “Servo di Dio” Giovanni Paolo I». Questo l'annuncio dato ieri ad Agordo dal vescovo monsignor Enrico Dal Covolo, rettore magnifico della Pontificia Università Lateranense e postulatore della causa di beatificazione di papa Luciani, nel corso dell'omelia pronunciata durante la messa celebrata nell'arcidiaconale per la festività dei santi Pietro e Paolo, patroni di Agordo e dell'Agordino. Invitato dall'arcidiacono Giorgio Lise a presiedere il solenne pontificale, Dal Covolo ha spiegato come proseguirà l'iter del processo di beatificazione. 

«La positio – ha detto il vescovo – è un dossier consistente in due grossi volumi rossi: il primo raccoglie le testimonianze sulla vita e le virtù di Luciani, mentre il secondo è incentrato soprattutto sulla storia del personaggio. In tali opere si trovano attestati al meglio l'eroicità e le virtù di Giovanni Paolo I che saranno quindi esaminati a due livelli: dagli esperti della Congregazione e successivamente dai membri della stessa. Se l'esito di tale esame – ha proseguito monsignor Dal Covolo – sarà positivo, come sono certo, allora il papa autorizzerà l'attribuzione del titolo di “venerabile”. Il processo proseguirà quindi sulla completa verifica del miracolo, sigillo dell'iter, già avviato molto bene, per cui entro pochi anni il vostro illustre conterraneo salirà all'onore degli altari come beato».

Una notizia che gli agordini, anche su sollecitazione del presule, hanno accolto con un lungo e caloroso applauso. Nel suo intervento, del resto, Dal Covolo aveva ricordato più volte il legame di Luciani con la comunità di Agordo alla quale aveva offerto le primizie sacerdotali negli anni 1935-37 con l'allora arcidiacono Luigi Cappello (fratello del gesuita Felice Maria, altro agordino in odore di santità) e alla quale aveva riservato la storica visita da patriarca di Venezia il 29 giugno 1978, due mesi prima di essere eletto papa. “In quell'occasione – ha sottolineato il vescovo – Luciani ricordò con commozione il periodo più bello della sua vita trascorso ad Agordo accanto ai bambini, alle persone semplici, ai poveri e ai minatori di Valle Imperina”. Figure, queste ultime, citate anche dall'arcidiacono Lise nel saluto iniziale al vescovo. «Agordo – ha detto Lise – è stata terra di emigrazione con tanti minatori e periti minerari che, con la loro laboriosità, hanno onorato questa città e l'Italia intera in tutto il mondo».

Gianni Santomaso 

Corriere delle Alpi, 5 luglio 2012

Albino Luciani Paolo Sesto


Giovanni Paolo I presto beato


La svolta? Un miracolo 'pugliese'

Martedì, 3 luglio 2012 - 12:54:00

Di Antonino D'Anna

Saranno beati. Entrambi. Ed è possibile che questo accada proprio durante l'Anno della Fede che papa Benedetto XVI ha indetto per ricordare i 50 anni dall'apertura del Concilio Vaticano II. A esprimere la speranza e la possibilità di una beatificazione di Paolo VI e Giovanni Paolo I - che conferma i rumors vaticani pubblicati daAffaritaliani.it il 24 giugno scorso - è il cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione per le Cause dei Santi. Il 25 giugno scorso, parlando con il Corriere delle Alpi proprio da Agordo, dove Albino Luciani fu parroco nel secondo dopoguerra (e dove Martins ha celebrato una Santa Messa per Giovanni Paolo I), il porporato ha ditenuto "possibile" la beatificazione del Papa del Sorriso entro la fine dell'Anno della Fede. Ecco che cosa ha dichiarato: "È possibile, anche se i processi sono di solito molto complessi, ma in questo caso le fasi sono avanti. Anche per quanto riguarda la certificazione dei miracoli, cosa sempre molto delicata. Dirò di più, considerato che ho conosciuto bene sia Montini che Luciani, spero che possano essere beatificati insieme". Martins ha invitato i numerosi fedeli che hanno partecipato alla Messa a pregare Papa Luciani "come il vostro patrono", definendolo "l'uomo della gioia" e "un amico, un modello da riprodurre, un progetto".

PRONTA LA POSITIO- Che la causa stia procedendo lo ha confermato nei giorni scorsi il vescovo Enrico Dal Covolo, rettore della PUL (la Pontificia Università Lateranense) e attuale postulatore della causa di beatificazione di Luciani, durante la Messa celebrata per i santi Pietro e Paolo (patroni di Agordo e dell'Agordino). Monsignor Dal Covolo ha annunciato che il 17 ottobre, centenario della nascita del Papa del Sorriso, consegnerà al cardinale Angelo Amato, attuale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, la "positio" sul Servo di Dio Giovanni Paolo I. Che cosa vuol dire? Significa che sarà stato compiuto un passo molto importante nel processo di beatificazione: divisa in due volumi, nel primo presenterà la vita e l'eroicità delle virtù di "don Albino" (come viene ancora chiamato dagli agordini); il secondo racconterà la sua vita.

VIRTU' EROICHE- Sarà su questi volumi che lavoreranno prima gli esperti e poi la Congregazione, alla ricerca di eventuali "nei" o "sbavature" che potrebbero inficiare l'eroicità delle virtù testimoniate in vita. Proprio Saraiva Martins, in un discorso del 2003, ha definito l'eroicità: "Può benissimo consistere nel compiere in modo straordinariamente generoso e perfetto i propri doveri quotidiani verso Dio, verso il prossimo e verso se stessi. La vita ordinaria di ogni giorno è il luogo più comune per raggiungere le più alte vette della santità". E prim'ancora, Papa Benedetto XIV, nel "De servorum Dei beatificatione" (1734-38), afferma che: "La virtù cristiana, per essere eroica, deve far sì che colui che la possiede operi facilmente, prontamente e con gioia, in modo superiore all'ordinario, per un fine soprannaturale, senza ragionamenti umani, con abnegazione e totale dominio dei moti dell'affettività". Al termine dell'esame, se sarà positivo (e Dal Covolo ne è certo), ci sarà la promulgazione del documento con cui il Papa darà titolo di "venerabile" a Luciani. Sarà il passo prima dell'atto finale: l'analisi di una guarigione attribuita a Luciani, che dovrà essere vagliata da una commissione medica perché la guarigione dovrà essere totale, permanente e non spiegabile sulla base delle conoscenze scientifiche. È su questo che il postulatore della causa prevede un Luciani beato "entro pochi anni", a differenza di Saraiva Martins.

IL MIRACOLO - Il miracolo (o meglio, al momento, presunto miracolo) preso in considerazione per la beatificazione di Albino Luciani riguarda Giuseppe Denora, ex commesso di banca pugliese (vive ad Altamura), che nel 1992 - stando a quanto rivelato da "30 giorni", il mensile diretto da Giulio Andreotti, nel 2008 - che nel 1992 fu colpito da un linfoma gastrico non Hodgkin. Con una figlia di appena quattro anni, Denora inizia a pregare Luciani (di cui tiene una foto in camera da letto): la notte del 27 marzo di quell'anno sente un forte bruciore allo stomaco, vede Luciani ai piedi del letto: "un'ombra scura che si avvicinò e mi passò accanto rapida con una mano tesa; una mano, un attimo, e in quell'attimo esatto fu come se quel fuoco che avevo dentro fosse spento dall'acqua. Mi addormentai ed al mattino mi risvegliai riposato, rinato". La guarigione è stata totale e da allora ogni anno Denora va sulla tomba di Luciani a porre un bigliettino di ringraziamento al Papa del Sorriso. Si è deciso a comunicare la notizia del presunto miracolo al Centro Papa Luciani di Santa Giustinia, nel Bellunese, (che ha seguito l'avvio dell'iter della causa di beatificazione) soltanto nel 2003. Ma scorrendo la pagina http://www.papaluciani.com/ita/grazie.htm, è possibile leggere alcune lettere apparse su "Humilitas", la rivista edita dal Centro Papa Luciani che riportano testimonianze - già dagli anni '80 - di guarigioni da tumori, problemi cardiaci, conversioni. La fama di santità è tanta, la marcia di Luciani e Montini verso gli altari potrà diventare una corsa?

 

AVVISO: 20-10-2012 - Tutti gli aggiornamenti sulla causa di beatificazione, d'ora in poi, verranno pubblicati sul mio blog:

http://papalucianiblog.blogspot.com

 

           

 


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